martedì 8 marzo 2011

Domenica allo Stadio a vedere il Bologna

Immagine del settore dei distinti presa dal sito del Bologna FC

Ci sono certe emozioni che purtroppo, mi rendo conto, si dimenticano un po'.
A me, aiuta molto scrivere. Lo facevo anche a scuola, quando dovevo studiare, facevo dei riassunti, così le nozioni mi rimanevano più in testa.
Non che questo sia il riassunto di una giornata, ma più semplicemente un ricordo scritto, che penso mi piacerà rileggere fra qualche anno, quando magari le situazioni saranno diverse, e forse anche io sarò cambiata.
La faccio corta anche se è lunga.
Domenica pomeriggio sono andata allo stadio a vedere la partita del Bologna.
I biglietti costavano pochissimo, 1 euro per un posto in curva e 2 euro per un posto nei distinti.
Le previsioni del tempo mettevano sole e 14 gradi anche se solo mercoledì e giovedì qui nevicava mica poco.
Premessa.
Non sono una gran frequentatrice dello stadio, ci vado al massimo una volta all'anno a vedere l'ultima o la penultima di campionato. Di solito in quelle occasioni lo stadio è abbastanza vuoto, siamo avanti con la stagione, fa caldo e la gente preferisce andarsene a fare la gita fuori porta.
Domenica invece, complice il sole, complice la vittoria con la Juventus a Torino per 2 a zero, complice il prezzo popolare del biglietto, lo stadio era pieno strapieno, di gente ben disposta a godersi una bella partita del Bologna.
Curva Andrea Costa al completo

Io, il papi, mio figlio e un amichetto di mio figlio siamo belli compressi nei distinti zona B, in pieno sole, proprio davanti alla tribuna. Mi perdo a guardare la curva Andrea Costa piena zeppa di tifosi sciarpati rosso-blu che festeggiano le 100 partire nel Bologna del capitano Marco Di Vaio, faccio mille foto, di qua, di là, alle bandiere, alla Curva, alla Torre di Maratona insomma, una gran festa.
Torre di Maratona

Quando viene letta la formazione sento che mi sale un gran magone in gola. Non so se sapete come viene letta la formazione di una squadra; lo speaker legge il ruolo e il nome di battesimo del giocatore e tutto lo stadio urla il cognome. Bhe... domenica c'era davvero tutto lo stadio ad urlare i nomi dei giocatori e quando hanno chiamato Marco, c'è stato un boato di gente che ha gridato: DI VAIO!!


video

La partita inizia, il Cagliari è una buona squadra, di media classifica ed ha giocatori giovani già in via di convocazione per la nazionale. Il Bologna segna su calcio di rigore, poi viene raggiunto dal Cagliari ed infine sorpassato. Mio figlio, dal largo sorriso del risultato di vantaggio di una rete a zero è passato ad un broncio nervoso ed ora dimostra tutto il suo dissenso. E' un bambino abbastanza emotivo, e la frustrazione viene fuori tutta nell'atteggiamento tipico dei bimbi. Vorrebbe andare via, non vuole stare lì a soffrire, non vuole vedere la sua squadra perdere, e un pochino lo capisco.
E' una bellissima giornata, il sole, il caldo, tutte quelle persone a tifare, sperare, incitare e purtroppo si perde...
Siamo oramai alla fine, forse al novantesimo. 
Il Bologna gioca con quasi tutti attaccanti, la curva non smette di cantare il coro: fino alla fine forza Bologna!
Tutto il pubblico balza in piedi, come fosse un sol uomo ogni volta che c'è una pur minima occasione da gol.
Ma oramai è quasi finita, ci sono i minuti di recupero.
Dopo un paio di azioni sbagliate tutto il Bologna si riversa nell'area del Cagliari, portiere compreso.
Quando vedo appunto Viviano, il portiere del Bologna, abbandonare la sua porta e correre in attacco capisco che i giocatori voglio segnare, non vogliono uscire dallo stadio sconfitti, vogliono segnare per noi!!
Un gran mischia, Viviano si lancia in tuffo quasi a voler mettere la palla in porta con le mani, ma la porta non è la sua, e dopo mille rimpalli, noi possiamo esultare, è gol!

Il gol del 2 pari di Ramirez (da notare la presenza di 2 portieri..)
Piango, un pochino, mentre rido, salto, esulto, grido. Quasi abbraccerei quello seduto a fianco a me che mi ha fumato addosso tutto il tempo!! Mio figlio piange a dirotto, per lui, la felicità si rivela nelle lacrime e io gli strofino i capelli e lo guardo e sento che gli voglio un gran bene....
La partita è finita. Abbiamo pareggiato ma è come se avessimo vinto lo scudetto.
Domenica il dodicesimo giocatore in campo è stato il pubblico...
Da rileggere fra 10 anni, quando il logorio della vita moderna mi avrà fatto scordare tutto di quella giornata.


Aggiornamento al post con il commento emozionale alla partita del Papi:
Il sacro ed il profano
La macchina l’ho messa là sul viale come al solito, là dove la mise mio padre la prima volta che mi ci portò. 
Perché la partita inizia qui in quella lunga passeggiata a fianco del Cimitero della Certosa (il più grande e antico di Bologna) fra tanti altri tifosi impazienti che parlano del Bologna, però sottovoce quasi in ossequio ai morti. 
E poi lo stadio, il tempio pagano. 
Quello non è cambiato, la torre di Maratona, lassù la basilica di San Luca, l’acqua Cerelia e 25.000 facce che seguono in sincrono un pallone. 
E poi la coreografia della curva, l’ansia dell’inizio, la gioia del vantaggio, lo sconforto del pareggio fino alla depressione di una sconfitta che è lì ormai vicinissima. 
Ma poi l’incredibile succede, il gol perfetto all’ultimo palpito. 
E’ gioia vera irrefrenabile e coinvolgente fino alla sensazione di benessere mentre ordinatamente lo stadio si svuota. 
Dal tempio pagano di nuovo alla sacralità della Certosa, questa volta da dentro, con un saluto alla tomba di Carducci, bolognese eloquente, ripensando a mio figlio commosso, come me, 30 anni fa. Appunto il sacro ed il profano.

 

2 commenti:

  1. un post ricordo bellissimo, non capisco appieno le emozioni essendo stata allo stadio non ho mai sentito scattare la scintilla, diciamo che per me lo stesso effetto si raggiunge in tribunale nelle udienze eheh ^_^
    bellissimo però come parli di questa passione e di questi ricordi ^_^

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  2. grazie Erica, sei molto carina.
    Il post in effetti l'ho scritto più che altro per me, come ricordo delle emozioni che ho provato, e per ricordarle in futuro. un bacione!

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